Archivio per la categoria ‘Fotovoltaico’
Uno Rinnovabile on 28 ottobre 2011
Il Conto Energia 2011 prevede agevolazioni per chi decide di sostituire la copertura in amianto con un impianto fotovoltaico, una soluzione ottimale per chi ammortizzare il costo della rimozione dell’amianto.
Questa materiale è stato largamente utilizzato negli anni passati per realizzare coperture di edifici privati e industriali.
A partire dal 1992 in seguito alla constatazione della pericolosità per la salute delle persone l’amianto non viene più utilizzato ma sono ancora numerosi gli edifici che presentano tali strutture.
La causa principale è l’alto costo per la rimozione e la bonifica dovuto all’utilizzo di tecniche e attrezzature speciali per garantire la sicurezza delle persone.
Inoltre l’amianto deve essere smaltito in apposite strutture specializzate.
Il Conto Energia 2011 prevede un bonus del 5% per favorire la bonifica dell’edificio, che si aggiunge agli sgravi fiscali del 36% previsti per la manutenzione straordinaria degli edifici.
L’installazione dell’impianto fotovoltaico vi permetterà inoltre di rientrare nelle spese grazie al risparmio nel costo dell’energia e alla vendita per 20 anni dei KW prodotti.
Uno Rinnovabile on 8 novembre 2010
Le frontiere del fotovoltaico si allargano sempre di più grazie alla ricerca e alla tecnologia sempre più specializzata ed avanzata. In questo settore, una delle ultime novità, tra le più interessanti, proviene dall’America e in particolare dal Brookhaven National Laboratory e Los Alamos National Laboratory del Dipartimento dell’energia che ha realizzato una pellicola sottilissima e allo stesso tempo trasparente, che in pratica agisce da vero e proprio pannello fotovoltaico. Questa nuova soluzione si basa su un polimero semiconduttore trattato con una specifica sostanza, il fullurene, che è ricca di carbonio.
In determinate condizioni questo composto si assembla autonomamente in strutture esagonali, che assomigliano a delle celle di un alveare, e risulta estremamente sottile e quindi trasparente alla vista.
Questa soluzione quindi, può rappresentare una vera e propria rivoluzione del settore degli impianti fotovoltaici, in quanto può essere utilizzata anche su grandi estensioni e per tantissime applicazioni. I ricercatori sono convinti che i pannelli solari trasparenti possono essere una soluzione dal rapporto costi/benefici molto vantaggiosa, che può passare anche alla produzione industriale, e potrebbe addirittura essere applicata sulle nostre finestre, o sulle superfici dei nostri palazzi, in modo da ridurre sensibilmente le spese necessarie per l’elettricità.
Uno Rinnovabile on 3 novembre 2010
Il 6 e 7 novembre sono i giorni scelti da Legambiente per promuovere la legge di iniziativa popolare per lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e contro il ritorno del nucleare in Italia.
“Cento piazze per il clima – In marcia per le energie pulite e sicure” è il nome dato all’iniziativa che vedrà coinvolte, al fianco di Legambiente, tutte le 33 principali associazioni ambientaliste, forze sindacali e personalità del mondo della scienza e della cultura che, insieme, si sono costituite in un Comitato Nazionale ed hanno elaborato un progetto di legge sul tema. Alcuni nomi: Cgil, Greenpeace, Wwf, Associazione Ong italiane, Aiab. L’associazione parte dal presupposto che il Governo non stia facendo abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici e perseguire gli obiettivi europei di riduzione dei gas a effetto serra che vincolano gli stati membri a ridurre, entro il 2020, le emissioni climalteranti del 20% realizzando, entro la stessa scadenza, un aumento sempre del 20% sia dell’efficienza energetica sia dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili.
L’argomento è quanto mai d’attualità, sia per le nuove sinergie che stanno scendendo in campo, sia per le sensibilità sviluppatesi grazie ad una cultura ecologista. Molte sono anche le opinioni discordanti e l’opinione pubblica si divide. In prima linea in questa battaglia molte amministrazioni che non vogliono essere sedi di centrali e, anzi, stanno puntando su nuove fonti nel pieno rispetto dell’ambiente. Si pensi alla Regione Sicilia che, nell’opporsi al nucleare e all’insediamento di nuovi siti di produzione o di stoccaggio, ha parlato di una richiesta di risarcimento danni all’industria petrolchimica. Un risarcimento dovuto ai siciliani per la maggiore spesa sanitaria sopportata, per il disagio territoriale e per i danni ambientali subiti.
Sabato e domenica 6 e 7 novembre in tutta Italia, dunque, “Cento piazze per il clima – In marcia per le energie pulite e sicure”. La data non è scelta a caso, ma fatta coincidere simbolicamente con il ventitreesimo anniversario della vittoria referendaria contro il nucleare, e organizzata per ribadire l’importanza della diffusione delle fonti rinnovabili.
Due giorni in cui si potrà firmare il progetto di legge d’iniziativa popolare “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”. Le firme raccolte (l’obiettivo è arrivare a 50mila) saranno consegnate in Parlamento prima di Natale.
Uno Rinnovabile on 26 luglio 2010
Non è facile individuare un numero che indichi il fabbisogno di energia di una famiglia; questo dipende fortemente dalle abitudini energetiche: il “verdetto” definitivo lo può dare solo la lettura di un anno di fatture elettriche.
Per esemplificare, si può, in larga massima, affermare che una famiglia media di 3 persone al centro Italia (se non utilizza impianti di condizionamento) necessita di una quantità di energia elettrica di circa 3600 kWh/anno. Questa domanda arriva a 4.000 KWh nel nord Italia e può scendere a 2800 kWh nel sud del nostro paese. Tenuto conto che un impianto fotovoltaico produce in un anno circa 1.100-1300 kWh/anno nel Nord Italia, 1.100-1.400 kWh/anno nel Centro Italia e 1.300-1.600 kWh/anno nel Sud Italia; dividendo il numero di kWh richiesti per il numero di kWh/anno che 1 kWp d’impianto produce si ricava che la taglia di un impianto fotovoltaico varia fra 3,6 kWp per una famiglia del nord Italia dove l’irradiazione solare è bassa ed 1,75 kWp per una famiglia residente in una zona del Sud Italia con irradiazione particolarmente elevata.
Proseguendo nell’esempio, ed ipotizzando di utilizzare moduli da 200 Wp, disponibili ad oggi in dimensioni di circa 1 m x 1,6 m, nei due casi limite di cui sopra, è necessario installare: 13 moduli per la famiglia del Nord e 9 moduli per la famiglia del Sud, che richiedono una superficie disponibile ben esposta di circa 21 m2 e di circa 15 m2, rispettivamente.
La famiglia che si dovesse dotare di un impianto di questo tipo,in termini meramente economici, accederebbe ad alcuni vantaggi significativi (per dettagli si veda anche www.unorinnovabile.com):
• incassare un contributo erogato dal GSE per 20 anni per ogni kWh prodotto il cui valore varia all’incirca fra gli 0,32 e gli 0,45 Euro in funzione della taglia dell’impianto e del tipo di installazione;
• possibilità di non prelevare dalla rete, e, quindi, non pagare in bolletta la quota parte di energia fornita alle utenza dall’impianto fotovoltaico;
• possibilità di monetizzare la quota parte di energie prodotta e non consumata, dal momento che è contabilizzata e remunerata anche l’energia elettrica immessa in rete.
Questi aspetti valgono non solo per le persone fisiche ma anche per le persone giuridiche.
I molti casi ormai in essere dimostrano che mediamente (anche in questo caso il Nord ed il Sud fanno la differenza) si può recuperare la spesa sostenuta in proprio (senza attingere a finanziamenti di terzi) in un periodo di 6-8 anni e arrivare a recuperare una cifra superiore al costo sostenuto alla fine dei 20 anni. Nel caso l’impianto sia realizzato con forme di finanziamento parziale ed esempio, con una spesa in proprio del 20% e con l’80% dell’importo finanziato, si comincia a guadagnare dopo soli 3-5 anni. In questo caso parte del ricavo deve essere corrisposto sotto forma di interessi e, quindi, il ricavo dopo 20 anni sarà inferiore rispetto al caso precedente.
Uno Rinnovabile on 26 luglio 2010
Da alcuni anni ormai gli impianti fotovoltaici si stanno diffondendo (siamo vicini ai 1000 MW installati) e, quindi, il pannello fotovoltaico è un oggetto quasi familiare che solo da lontano può essere confuso con un pannello solare termico. Infatti, mentre quest’ultimo è tendenzialmente di colore nero e presenta uno spessore abbastanza elevato (dai 15 ai 20 cm) il pannello fotovoltaico è relativamente sottile (solo qualche centimetro) ed ha colore blu cangiante se è di silicio monocristallino e grigio scuro, se in silicio monocristallino. In questi due casi, poi, si possono distinguere le celle e, quindi, un pannello fotovoltaico in silicio cristallino mostra una superficie divisa in riquadri. Detto che i pannelli in silicio crsitallino sono i più diffusi, esistono moduli in film sottile e/o silicio amorfo che, essendo realizzati non con celle ma con diffusione di materiale fotosensibile, hanno una superficie uniforme all’occhio per lo più di colore grigio scuro.
A parte l’aspetto, quello che differenzia i pannelli fotovoltaici dai pannelli solari termici è il fatto che i primi utilizzano l’energia solare e la convertono direttamente in energia elettrica, mentre i secondi, convertono l’energia solare in energia termica, per lo più riscaldando acqua che circola al loro interno. In buona sostanza, si tratta di due tecnologie diverse per utilizzare la stessa fonte primaria: l’energia solare è trasformata in energia elettrica utilizzando pannelli fotovoltaici mentre è straferita sottoforma di calore ad un fluido nei pannelli solari termici.
Recentemente sono state proposte, a livello di prototipo, soluzioni in grado di effettuare entrambe le conversioni con un unico dispositivo che in pratica, incorpora due pannelli distinti: uno solare termico ed un fotovoltaico. Per incrementare la producibilità di energia, spesso in queste soluzioni si utilizza anche le tecnica della concentrazione solare: utilizzando specchi o lenti, la radiazione solare captata da un determinata superficie, viene concentrata su superfici più piccole dove sono disposte celle fotovoltaiche “evolute” e sistemi di captazione del calore.
Queste soluzioni che, probabilmente, rappresentano una delle più interessanti novità in termini di utilizzo dell’energia solare, comportano un utilizzo minore di materiale fotosensibile e permettono la produzione di energia termica a temperature più facilmente utilizzabili negli impianti realizzati per la produzione di acqua calda sanitaria e/o riscaldamento.
Tornando alle tecniche “convenzionali” per la produzione di energia elettrica dal sole è opportuno precisare che la taglia di un impianto e la potenza di un modulo si misurano in Wp (Watt di picco) per indicare la potenza “nominale” del modulo e dell’impianto: il valore esatto di questo parametro dipende dalle condizioni ambientali. Si deve sapere, infatti, che la potenza dei moduli è data dai costruttori a 25°C e, per un modulo in silicio cristallino, essa decade di circa 4% ogni aumento di temperatura paria 10°C.
Similmente, la potenza di un pannello fotovoltaico non si mantiene costante nel tempo: le attuali tecnologie permettono ai costruttori di garantire un decadimento delle prestazioni dei pannelli cristallini pressoché lineare nel tempo e non superiore al 20% nei 25 anni: in pratica, questo significa che, mediamente, un modulo con queste caratteristiche vede le sue “potenzialità” degradarsi di un fattore pari allo 0,8% annuo.
Una caratteristica interessante degli impianti fotovoltaici è che il livello di manutenzione richiesto è molto basso: non essendo presenti parti soggette ad usura, è provato che il costo annuale di manutenzione di un impianto fotovoltaico varia fra lo 0,5 e l1% dell’investimento sostenuto.
Le installazioni ad oggi realizzate utilizzano per lo più pannelli con celle di tipo mono cristallino e policristallino (generalmente indicati come pannelli in silicio cristallino). Si stanno affacciando da meno tempo sul mercato impianti realizzati con moduli in film sottile, silicio amorfo. Grande aspettative relativamente alla riduzione del costo dell’energia prodotta sono rivolta ai moduli in Tellururo di Cadmio anche se in questo caso, la presenza del Cadmio suscita qualche perplessità vista la pericolosità per la salute umana di questa sostanza quando è libera e non chimicamente legata al tellurio.
A livello di installazioni in Italia (fonte: http://www.ecologiae.com/impianti-fotovoltaici-installazioni-nord-sud/15768/) si riscontra che al 31 dicembre dello scorso anno i pannelli più utilizzati sono quelli in silicio policristallino con una percentuale del 55% sul totale delle installazioni, mentre per il 37% la tecnologia utilizzata per i pannelli è quella a silicio monocristallino; il restante 8% è dato da impianti realizzati con tecnologia a film sottile.
Detti impianti sono installati sia sui tetti di abitazioni che su quelli di capannoni industriali oppure a terra e la loro taglia varia fra i pochi kWp (gli incentivi sono riconosciuti ad impianti di almeno 1 kWp) fino a decine di migliaia di kWp (si parlo in questo caso di MWp megawatt; 1 MWp = 1.000.000 Wp). Non esistono, infatti, in Italia limiti superiori alla taglia dell’impianto.
Uno Rinnovabile on 9 dicembre 2009
Con l’avvento delle incentivazioni degli impianti fotovoltaici, prima nel 2005, e poi nel 2007, si è verificata una lenta, se comparata con altri paesi europei, ma costante diffusione degli impianti fotovoltaici.
L’ultima versione del “Conto Energia” ha premiato con tariffe incentivanti maggiori, l’integrazione degli impianti negli edifici, si tratta di una politica di indirizzo implicita nel decreto ministeriale del 19 febbraio 2007 che per parola stessa dei sui estensori vuole privilegiare la realizzazione di impianti in grado di produrre energia laddove essa possa anche essere consumata. Meno l’energia “viaggia” sulla rete, meno se ne disperde: la stessa cosa nota per il sistema idrico!
Pare che questa impostazione sarà mantenuta anche nella ridefinizione delle tariffe incentivanti che saranno in vigore dal 2011 in poi.
In questa ottica gli impianti integrati architettonicamente si sono sviluppati e diffusi sul territorio in modo prevalente rispetto a quelli a non integrati e/o a terra. Questo, ad esempio, differenzia lo sviluppo del fotovoltaico in Italia, rispetto alla Spagna, dove l’incentivazione ha portato prevalentemente, alla realizzazione di grandi centrali.
La realtà italiana pare, quindi, già allineata con le politiche sempre più spesso citate del Presidente USA, Barak Obama, che, nel settore, hanno come baricentro la riqualificazione energetica delle abitazioni statunitensi a la realizzazione delle smart-grid.
Ancora una volta ci si trova di fronte ad una grande opportunità: se si considera la tradizione architettonica italiana, si possono intravedere grandi opportunità di sviluppo per la filiera fotovoltaica, in combinazione a quella edilizia: il concetto è quello di pensare non più ad un impianto fotovoltaico montato “sopra” ad un tetto, ma pensare ad un “sistema unitario” in cui il “guscio” energeticamente efficiente è compenetrato dal sistema attivo di approvvigionamento energetico e, elemento non secondario, di gestione dell’energia.
Nello specifico del fotovoltaico, quindi, non tanto e non solo pannelli sempre meglio integrabili architettonicamente, ma apparati di autoproduzione di energia sinergicamente compatibili con gli altri componenti del “sistema” abitazione.
Un ragionamento di questo tipo significa attivare nuovi modi di progettare, nuovi prodotti per l’edilizia, case intelligenti oltre che energeticamente efficienti. L’attuazione del ragionamento passa attraverso, tanto per cambiare, il dialogo: tecnici, probabilmente ingegneri ed architetti soprattutto, che, unendo tecnologia e design potranno senz’altro essere i principali attori di un ulteriore salto di qualità auspicalmente supportato dalla classe imprenditoriale del paese.
Uno Rinnovabile on 3 dicembre 2009
Premettiamo con un po’ di verbosità che uno dei parametri economici con cui si misura la bontà di un investimento è identificato con l’acronimo (inglese) IRR sta per Internal Rate of Return che, in italiano diventa TIR = Tasso interno di Rendimento. Indipendentemente dal nome, questo è il parametro che identifica il tasso di interesse che porta ad avere un Valore Attuale Netto uguale a 0. In modo molto sintetico e schematico, se un progetto porta ad avere un IRR od un TIR maggiore del costo del capitale allora il progetto è conveniente. Ovviamente, qualsiasi investimento, nell’ottica di un progetto finananziario, deve essere verificato confrontandolo con i rendimenti di eventuali altri strumenti finanziari che presentano lo stesso grado di rischio.
I primi esempi di investimenti che possono venire in mente, sono quelli di tipo azionario, obbligazionario, futures eccetera; non è questa la sede, per dibattere sul grado di rischio di questi investimenti, certamente quello relativo ad un impianto fotovoltaico è basso vista la disponibilità della sorgente primaria, che, da questo punto di vista, avvantaggia questo tipo di soluzione rispetto, ad esempio altre operazioni nel settore delle rinnovabili. Infatti, il fotovoltaico non pone nemmeno il problema di assicurarsi l’approvvigionamento, della materia prima per la produzione dell’energia elettrica.
È di questo giorni un servizio sul periodico “Capital” che si è posto la domanda di quanto sia il rendimento degli investimenti nel settore delle rinnovabili, rivolgendo la domanda a Matteo Tempia, investment manager di Atmos, holding italiana che opera nel settore degli investimenti nel settore delle rinnovabili.
I parametri che sintetizzano l’operazione legata all’installazione di 1 MWp fotovoltaico a terra sono di sicuro interesse:
- Utile netto in 20 anni 1,62 volte l’investimento iniziale;
- IRR (o TIR) pari a 12%.
Il rendimento dell’investimento è certamente interessante, ma diventa, ci si conceda il termine, entusiasmante nei du casi seguenti:
- impianto parzialmente integrato – IRR = 16,5%
- impianto totalmente integrato - IRR = 21%
Ecco come sono stati dedotti i numeri citati.
Per quanto attiene al fotovoltaico, i parametri fanno riferimento ad un impianto da 1MWp realizzato ad un costo pari a 3.658 Euro/kWp, oggi realistico ma ben inferiore, a quello pensabile solo pochi mesi fa.
Ecco un primo aspetto importante:
il costo per kWp installato di un impianto fotovoltaico, si è fortemente ridotto, soprattutto per impianti di grande taglia.
Nella presentazione del progetto finanziario, si fa poi riferimento ad un equity del 20%, ossia pari a 731.793 Euro.
Al di là delle dichiarazioni di facciata, il secondo aspetto interessante è il seguente:
ad oggi è possibile contare su una leva finanziaria che non supera l’80% dell’investimento, rispetto al 90% su cui era possibile “contare” fino a qualche tempo fa (2008). Una maggiore difficoltà di accedere al credito che, per chi ci riesce, permette tuttavia di operare con indebitamenti e, quindi, costi minori.
Nella tabella presentata sul periodico si riportano infatti questi dati: finanziamento 80% pari a 2.927173 Euro, interessi passivi cumulati per 20 anni 2.073.234 Euro.
Ulteriore elemento di riflessione sui dati dell’articolo di Capital è il fatto che la proiezione finanziaria è sviluppata stimando una producibilità dell’impianto pari a 1250 MWh. In pratica, si stimano 1250 kWh/kWp, ossia valori che il GSE indica compatibili con le zona italiane del centro nord.
In buona sostanza, il progetto finanziario di cui si sta parlando, correttamente non fa riferimento a producibilità “stratosferiche” sovente utilizzate in modo improprio dai commerciali d’assalto del settore, ma piuttosto a parametri ragionevolmente e tecnologicamente conseguibili.
La produzione stimata moltiplicata per la tariffa incentivante assegnata agli impianti non integrati (ossia la più bassa) dal DM 19 febbraio 2007, pari a 352,8 Euro/kWh e poi moltiplicata per un prezzo medio di vendita di 90 Euro/kWh, porta a calcolare un totale di ricavi in 20 anni pari a 10.326.713 Euro, numero ottenuto, tenendo conto di un decadimento dello 0,08% della resa dei moduli fotovoltaici.
A questo punto lo sviluppo economico dell’impianto mostra un costo annuale per manutenzione ordinaria, straordinaria, vigilanza assicurazione, amministrazione pari a 2.744.873 Euro, ossia pari al 27% del valore della produzione. I ricavi netti risultanti prima delle tasse ammontano a 1.849.640 Euro, da cui, detratte imposte per 664.776 Euro, si ricava un utile netto pari a 1.184.864 Euro.
Uno Rinnovabile on 12 novembre 2009
Una importante novità che è entrata in vigore dal 2008 per quanto attiene ai meccanismi di incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è la possibilità di acceso al meccanismo di scambio sul posto per gli impianti alimentati a fonti rinnovabili di potenza media annua fino a 200 kW entrati in esercizio in data successiva al 31 Dicembre 2007 (Delibera ARG/elt 1/09).
A questo fattore innovativo si aggiunge anche quanto previsto nella delibera ARG/elt 74/08 che è entrata in vigore il 1 Gennaio 2009 ed ha definito un nuovo meccanismo di scambio sul posto.
Mentre il vecchio sistema noto “in gergo” con il nome net-metering si basava su un conteggio differenziale fra i kWh immessi in rete e quelli prelevati, il nuovo meccanismo si basa su una valorizzazione economica dell’energia elettrica immessa e di quella prelevata.
In pratica, il nuovo sistema prevede la compensazione tra il valore associabile all’energia elettrica immessa in rete ed il valore associabile all’energia elettrica consumata, anche in un periodo differente da quello in cui avviene la produzione. In questa operazione si tiene conto, da una parte, della valorizzazione dell’energia immessa nei limiti del valore dell’energia elettrica complessivamente prelevata (al netto delle tasse e degli oneri per l’accesso alla rete) e, dall’altra, degli oneri per l’accesso alla rete, nei limiti della quantità di energia elettrica scambiata.
In effetti, nel caso delle fonti rinnovabili, il GSE, alla luce del nuovo meccanismo di scambio sul posto è tenuto a restituire le componenti variabili, espresse in c€/kWh, relative alla tariffa di trasmissione, alla tariffa di distribuzione, agli oneri generali (componenti A e UC) e al dispacciamento.
Il contributo in conto scambio “di acconto” viene erogato dal GSE trimestralmente (calcolato sulla base dei dati di misura dell’energia elettrica in immissione e prelievo risultanti ai gestori di rete e sulla base dell’onere in prelievo stimato secondo un prezzo di riferimento), e una volta l’anno a conguaglio.
La stessa delibera, inoltre, prevede che il GSE riconosca al Soggetto Responsabile dell’impianto incentivato un credito economico in € (e non in kWh) qualora a fine anno il saldo tra energia immessa e prelevata sia positivo. Tale credito va in accumulo di anno in anno e non ha scadenza temporale (a differenza di quanto previsto dalla precedente Delibera 28/06 il cui credito in kWh scadeva dopo 3 anni).
Uno Rinnovabile on 12 novembre 2009
Anche dopo l’entrata in vigore della Finanziaria 2008, il cosiddetto “Conto Energia”, o meglio, il Decreto Ministeriale 19 Febbraio 2007, rimane l’unico meccanismo di incentivazione del fotovoltaico; si può optare per il meccanismo dei certificati verdi solo per gli impianti fotovoltaici che hanno presentato la richiesta di autorizzazione unica entro la data di entrata in vigore della Legge Finanziaria 2008 (31/12/2007).
Il DM sopra citato, garantisce per un periodo ventennale ai Soggetti Responsabili di impianti fotovoltaici di potenza superiore ad 1 kW entrati in esercizio a partire dal 1° Gennaio 2009, una tariffa incentivante articolata secondo i valori (€/kWh) riportati in Tabella 5. I valori riportati sono validi per gli impianti che sono stati e saranno allacciati alla rete nell’anno 2009. Dette tariffe saranno ridotte di un 2% per gli impianti che saranno allacciati alla rete nel 2010 e dovranno poi essere ridefinite per gli anni 2011 e successivi.

Rispetto a quanto ormai noto anche in passato, in data 17 Novembre 2008, con Delibera 161/08, L’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas) ha esteso il regime di incentivazione anche ad impianti fotovoltaici costituiti da più sezioni con diverse caratteristiche di integrazione architettonica, fermo restando che il Soggetto Responsabile sia unico e che ciascuna sezione d’impianto sia dotata di una propria apparecchiatura di misura (in precedenza si riconosceva all’impianto nel suo insieme la tariffa incentivante minore). Nel momento in cui viene richiesta la tariffa incentivante per la prima sezione dell’impianto, dovrà essere specificato anche il numero totale di sezioni di cui l’impianto sarà composto e la sua potenza nominale complessiva. Ovviamente anche il parallelo alla rete potrà essere fatto in tempi distinti per ciascuna sezione, nel rispetto del limite massimo di due anni dalla data di entrata in esercizio della prima.
Ulteriore novità è stata introdotta il 2 Marzo 2009, in occasione dell’emanazione di un decreto esplicativo in cui viene sottolineato che hanno diritto alle tariffe incentivanti anche impianti in cui siano utilizzati componenti precedentemente utilizzati in altri impianti purchè questi, non abbiano avuto accesso ad altri incentivi.
Tutti gli impianti fotovoltaici, indipendentemente dal soggetto responsabile, aggiungono ulteriori benefici economici a quelli derivanti dalla tariffa incentivante; essi sono:
- autoconsumo (parziale o totale);
- scambio sul posto con la rete elettrica;
- cessione in rete dell’energia non consumata.
Per la precisione, la cessione in rete e lo scambio sul posto sono fra loro alternativi, infatti il soggetto responsabile deve optare per una delle sue opzioni in sede di domanda di connessione, ossia prima della realizzazione dell’impianto fotovoltaico.
I benefici derivanti dall’autoconsumo sono più che ovvi: la quota parte di energia consumata, non viene prelevata dalla rete provvedendo così a ridurre i costi in fattura elettrica del soggetto responsabile
Lo scambio sul posto, permette di valorizzare l’energia prodotta in eccedenza secondo le modalità accennate al paragrafo precedente; mentre la cessione in rete dell’energia in eccesso o di tutta l’energia prodotta aggiunge un’entrata in moneta che si assomma a quella percepita come incentivo, a sua volta percepito su tutta l’energia prodotta.
La vendita dell’energia prodotta può avvenire sia direttamente che indirettamente. Nel primo caso si parla di vendita indiretta poiché, ai sensi della Delibera AEEG n. 280/07, il soggetto che acquista l’energia immessa in rete è il GSE: a tal fine il soggetto Responsabile dell’impianto stipula con lo stesso GSE una convenzione di ritiro dedicato, indipendentemente dalla rete alla quale l’impianto è connesso. Al momento della stipula, il produttore deve specificare se desidera che il valore dell’energia immessa in rete venga quantificato in base al prezzo orario zonale oppure se desidera essere retribuito in base ai prezzi minimi garantiti (riportati nell’esempio di Tabella 4) che vengono riconosciuti dal GSE limitatamente ai primi 2 milioni di kWh immessi su base annua. Ulteriori dettagli sulla valorizzazione dell’energia immessa in rete sono reperibili sulla “Guida al Conto Energia – edizione n.3 Marzo 2009” redatta dal GSE ed all’art. 6 della Delibera AEEG 280/07.
Per l’energia eccedente i 2.000.000 di kWh annui il prezzo è pari a quello di cessione dall’Acquirente Unico alle imprese distributrici per la vendita al mercato vincolato.
La vendita “diretta” dell’energia può avvenire invece attraverso la vendita in borsa, previa iscrizione del produttore al mercato dell’energia elettrica, o ad un grossista ed è caratterizzata non solo da costi di accesso piuttosto elevati ma anche da una complessità non indifferente, che la rende quindi sensatamente attuabile solo nel caso di grandi impianti di produzione.
Incentivi “dedicati” per le strutture pubbliche
Un importante novità introdotta dalla Finanziaria 2008 riguarda le strutture pubbliche: se il Soggetto Responsabile di un impianto è un Ente Locale, indipendentemente dalle caratteristiche architettoniche dell’installazione, a detto impianto sarà riconosciuta la tariffa incentivante massima, ossia quella che spetta agli impianti integrati architettonicamente.
Ulteriori facilitazioni sono previste per le scuole, sia pubbliche che private, e per le strutture sanitarie pubbliche: si tratta infatti degli unici soggetti aventi diritto agli incentivi previsti dal Conto Energia anche qualora per la realizzazione dell’impianto abbiano ricevuto contributi a fondo perduto in misura superiore al 20% dell’investimento.
Bibliografia
- GSE “Guida al Conto Energia – edizione n.3 Marzo 2009”
- Decreto Ministeriale 2 Marzo 2009;
- Delibera AEEG 10/09;- Delibera AEEG 1/09;
- Delibera AEEG 74/08
- Decreto Ministeriale 18 Dicembre 2008;
- Delibera AEEG 161/08;
- D. Lgs. 24 Dicembre 2007 n. 244 (Finanziaria 2008);
- D. Lgs. 27 Dicembre2006 n. 29 (Finanziaria 2007);
- Legge 29 novembre 2007 n°222;
- Delibera AEEG 280/07;
- Delibera AEEG 90/07;
- Decreto Ministeriale 19 febbraio 2007 (Conto Energia);
- Delibera AEEG 28/06;
- D. Lgs. 79/99 (Decreto Bersani).