Il fotovoltaico: integrazione d’ingegneria
Uno Rinnovabile il 9 dicembre 2009
Con l’avvento delle incentivazioni degli impianti fotovoltaici, prima nel 2005, e poi nel 2007, si è verificata una lenta, se comparata con altri paesi europei, ma costante diffusione degli impianti fotovoltaici.
L’ultima versione del “Conto Energia” ha premiato con tariffe incentivanti maggiori, l’integrazione degli impianti negli edifici, si tratta di una politica di indirizzo implicita nel decreto ministeriale del 19 febbraio 2007 che per parola stessa dei sui estensori vuole privilegiare la realizzazione di impianti in grado di produrre energia laddove essa possa anche essere consumata. Meno l’energia “viaggia” sulla rete, meno se ne disperde: la stessa cosa nota per il sistema idrico!
Pare che questa impostazione sarà mantenuta anche nella ridefinizione delle tariffe incentivanti che saranno in vigore dal 2011 in poi.
In questa ottica gli impianti integrati architettonicamente si sono sviluppati e diffusi sul territorio in modo prevalente rispetto a quelli a non integrati e/o a terra. Questo, ad esempio, differenzia lo sviluppo del fotovoltaico in Italia, rispetto alla Spagna, dove l’incentivazione ha portato prevalentemente, alla realizzazione di grandi centrali.
La realtà italiana pare, quindi, già allineata con le politiche sempre più spesso citate del Presidente USA, Barak Obama, che, nel settore, hanno come baricentro la riqualificazione energetica delle abitazioni statunitensi a la realizzazione delle smart-grid.
Ancora una volta ci si trova di fronte ad una grande opportunità: se si considera la tradizione architettonica italiana, si possono intravedere grandi opportunità di sviluppo per la filiera fotovoltaica, in combinazione a quella edilizia: il concetto è quello di pensare non più ad un impianto fotovoltaico montato “sopra” ad un tetto, ma pensare ad un “sistema unitario” in cui il “guscio” energeticamente efficiente è compenetrato dal sistema attivo di approvvigionamento energetico e, elemento non secondario, di gestione dell’energia.
Nello specifico del fotovoltaico, quindi, non tanto e non solo pannelli sempre meglio integrabili architettonicamente, ma apparati di autoproduzione di energia sinergicamente compatibili con gli altri componenti del “sistema” abitazione.
Un ragionamento di questo tipo significa attivare nuovi modi di progettare, nuovi prodotti per l’edilizia, case intelligenti oltre che energeticamente efficienti. L’attuazione del ragionamento passa attraverso, tanto per cambiare, il dialogo: tecnici, probabilmente ingegneri ed architetti soprattutto, che, unendo tecnologia e design potranno senz’altro essere i principali attori di un ulteriore salto di qualità auspicalmente supportato dalla classe imprenditoriale del paese.

10 dicembre 2009 alle 10:56
Sarebbe una bella prospettiva!